Concentrato, deciso, con un obiettivo chiaro in mente: vincere. Non ha voluto fare giri di parole Alberto Barbarossa, neo coach della Halley Matelica, che ieri sera ha incontrato stampa e tifosi alla sede della Fondazione Il Vallato.

L’allenatore lombardo è in questi giorni a Matelica per sbrigare le prime questioni logistiche, conoscere l’ambiente e lavorare fianco a fianco con il resto della società alla costruzione di un roster che vuole riaccendere l’entusiasmo della Palestra della Libertà dopo la prematura uscita di scena della passata stagione. «E’ il primo allenatore per la cui scelta, da quando sono presidente, sono intervenuta come parte attiva – ha sottolineato la presidente Monica Sonagliaringrazio Tony Trullo per il lavoro e la dedizione con cui l’ha svolto, ma si era chiuso un ciclo. A fine stagione ci siamo messi alla ricerca di un nuovo allenatore e ho voluto partecipare in prima persona, incontrando i candidati e parlandoci in prima persona. Volevamo una persona che sposasse in pieno il nostro progetto basato su valorizzazione dei giovani, una persona pronta a mettersi in gioco e ambiziosa. Ci siamo trovati tutti d’accordo nel puntare su Alberto perché ci ha fatto capire sin da subito di avere le nostre stesse idee».

Una scelta controcorrente, puntando su un allenatore con alle spalle un percorso diametralmente opposto rispetto a quella del suo predecessore. «Una scelta cui si arriva incrociando una visione della società con le idee che propone un allenatore – ha evidenziato il gm Stefano Bruzzechessee sin dal primo incontro c’è stato subito feeling. Ed ecco perché siamo qua oggi a presentarlo».

Questi giorni di lavoro “in presenza” sono stati utili al ds Luca Usberti per conoscere più a fondo il neo timoniere vigorino. «Lavorare con Alberto è impegnativo – ammette Usberti – è un ragazzo che è partito dalle minors e passo dopo passo è arrivato fino alla B2 vincendo campionati e meritandosi la fiducia delle società in cui ha lavorato. È molto esigente e meticoloso, lo staff tecnico sta imparando a conoscerlo e questa è stata una motivazione forte nello scegliere proprio lui. Ci piaceva l’idea di avere un allenatore giovane, ambizioso e che negli ultimi anni ha valorizzato tanti ragazzi con idee nuove. Non volevamo la solita faccia che il procuratore ti propone a giugno. Volevamo ripartire con un ciclo nuovo e aria nuova: sono molto convinto di questa scelta. Obiettivi? I soliti: costruire qualcosa di importante e giocarcela fino in fondo per vincere il campionato. Inutile parlare di fare bene: qui a Matelica piace vincere, speriamo di essere un po’ più fortunati in certe dinamiche ma vogliamo fare un campionato di vertice».

Ora la sfida è nelle mani di coach Alberto Barbarossa, che però ne sembra tutto fuorché spaventato. «Non conoscevo Matelica, ma posso dire che appena sono entrato in contatto con la società sono rimasto molto colpito in positivo – afferma Barbarossa – ho fatto un lungo percorso per arrivare fino a qua, ma non lo considero certo un punto d’arrivo, anzi: spero sia un punto di partenza. Ho trovato persone molto ambiziose, vere e questo mi fa molto piacere. Io sono abituato a fare le cose in maniera molto scrupolosa e ad essere molto ambizioso. Una scelta importante ma che ho fatto col cuore e ripeto quello che sto dicendo a tutti i giocatori con cui sto parlando in questi giorni: noi vogliamo vincere il campionato. Voglio essere molto chiaro. È un campionato molto difficile, in cui salgono 4 squadre su 90. È una maratona, con una regular season, quattro turni di playoff e gli spareggi per cui per prima cosa serve una squadra lunga. Ma ancora più importante è arrivare a maggio nel migliore dei modi».

Per Barbarossa è la prima volta nelle Marche e nel nostro girone, anche se non sarà un salto nel buio completo per lui. «Ovviamente lo conoscevo meno, ma ho visto tante partite in queste settimane osservando diversi giocatori e quello che ho notato è c’era molta più fisicità rispetto a dove ero io. Venendo da Nerviano e quindi dall’hinterland milanese, in quella zona c’è una grande abbondanza di giocatori per cui il mercato è fatto più di occasioni legate a studio e lavoro che non di scelte vere e proprie. Qui è ben diverso e per molti versi più stimolante. Dovremo essere bravi a fare un giusto mix di giovani e giocatori con esperienza, perché credo sia fondamentale questo. Io non ho mai dato peso alla carta d’identità: l’aspetto più complesso è quello di trovare giocatori con fame e voglia. A parole ce l’hanno tutti, ma poi è solo il campo a dire se è vero o no. E questo puoi trovarlo nel 18enne o nel 35enne. Le ambizioni e le aspettative sono alte, ma non meno la voglia di fare. Le caratteristiche comuni delle squadre che hanno vinto sono la profondità e qualità della panchina e la fisicità: queste due caratteristiche sono le principali, ma ci metto anche che in tutte le squadre c’è stata qualche sorpresa. Non mi piacciono le squadre di figurine, ci sono tanti esempi in tal senso: si deve essere bravi a pescare qualche giocatore che non ha avuto la chance giusta fino ad ora o che arrivi dal sommerso. Oggi è impossibile sapere che campionato sarà senza conoscere i gironi, l’unica certezza è che ci saranno due toscane in meno, ma al momento credo sia più importante pensare a noi, che è l’unica cosa che possiamo davvero governare».  

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